Immaginare soluzioni

Dal Chiapas alla Cambogia, passando per Brasile e vecchia Europa, le esigenze energetiche non potrebbero essere più diverse. E così le risposte. Ecco quindi che i progetti si plasmano in base alle caratteristiche del territorio e del cliente; e non si parla solo di elettricità. Un’evoluzione del mercato che vede l’energia andare letteralmente incontro all’utente.

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La produzione di energia non è un’attività astratta slegata dal contesto sociale ed economico che la circonda. Anzi. Tanto che, anche per effetto della recente diffusione delle moderne tecnologie di generazione e trasmissione, sempre più spesso la realizzazione di impianti e reti va a braccetto con la costruzione di importanti opportunità di sviluppo per le comunità locali, mettendo al centro le esigenze del consumatore e del territorio. Gli utenti, in particolare, stanno diventando gli autentici protagonisti della rivoluzione energetica del ventunesimo secolo. Anzi, si può dire che praticamente tutte le innovazioni e i progetti in ambito energetico ormai non possano prescindere dall’attribuire a noi tutti e alla nostra esperienza un ruolo centrale. Gli esempi concreti in giro per il mondo non mancano di certo: andiamo per esempio in Brasile, dove nelle favelas di Rio de Janeiro la società Intersolar ha messo in piedi un progetto che va oltre la semplice installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dell’asilo comunitario di Santa Marta, a cui assicura comunque un consistente vantaggio economico. La società ha infatti affiancato a questo intervento anche la formazione e la qualificazione di alcuni professionisti reperiti localmente, investendo una consistente somma di denaro. Una vera e propria scommessa sociale, insomma, tra l’altro su un territorio difficile, che ha a che fare con il mondo dell’energia. Se in una metropoli come Rio de Janeiro la disponibilità di energia elettrica è tutto sommato scontata, non si può certo dire la stessa cosa per le regioni rurali del Chiapas, in Messico. Qui, grazie a un importante progetto messo in piedi a livello statale e con il concorso dell’Università di Scienze e delle Arti del Chiapas (UNICACH) si sta, infatti, cercando di assicurare l’elettricità alle comunità indigene del Nuevo Amanecer nelle regioni del Tejenapa e del monte Oreb nella Cintalapa. Le comunità autoctone che vivono in queste aree sono abituate a utilizzare il legname per le proprie esigenze energetiche, peggiorando la propria qualità della vita e amplificando il problema della deforestazione nella regione. La soluzione risiede nell’utilizzo del fotovoltaico, capace da solo di alimentare un importante numero di elettrodomestici, stufe ecologiche, sistemi di illuminazione esterna e pompaggio dell’acqua, garantendo così alle comunità indigene la disponibilità di energia a prezzo contenuto.

A livello globale non mancano progetti dove anche gli italiani hanno avuto la possibilità di offrire il loro prezioso contributo, come l’architetto Matteo Ferroni, che ha progettato un lampione portatile a energia solare per le comunità rurali del Mali

A livello globale non mancano progetti dove anche gli italiani hanno avuto la possibilità di offrire il loro prezioso contributo. Curiosa è l’esperienza del giovane architetto Matteo Ferroni, che ha progettato un lampione portatile a energia solare per le comunità rurali del Mali, nato dall’osservazione della vita delle comunità in alcuni villaggi del Paese africano. Da qui è nata l’idea del lampione, costruito in collaborazione con gli artigiani locali utilizzando materiali di recupero come telai di biciclette, tubi e cavi del telefono (fatta eccezione per il LED importato dalla Cina), ma prestando anche attenzione al design. Ha così preso vita un progetto che coniuga la necessità di illuminazione per le attività sociali nei villaggi e l’autorganizzazione e l’autarchia energetica delle comunità rurali. Il successo è stato immediato perché la luce portatile, ribattezzata foroba yelen nella lingua locale, facilita lavori che vengono compiuti di notte, dalla vaccinazione degli animali alla pesca sul fiume con le piroghe, sino alla ristrutturazione di edifici. Altro aspetto interessante di questo progetto è la gestione collettiva della luce. Ogni villaggio che ne fa richiesta riceve quattro lampioni. A gestirli è un comitato composto da rappresentanti di diversi gruppi: ci sono sempre una donna, un anziano, un giovane e un tecnico. Il comitato mette a disposizione il lampione per il noleggio e il ricavato alimenta una cassa comune, che viene poi utilizzata per finanziare altre micro attività imprenditoriali. Sinora abbiamo parlato quasi esclusivamente di elettricità, ma in realtà molto può essere fatto anche dal lato della produzione di energia termica, necessaria per la cucina e il riscaldamento. Nel cuore dell’Asia, per la precisione in Cambogia, c’è un progetto che sta andando molto bene e vede coinvolto un altro italiano, Carlo Figà Talamanca, tecnico che guida la Sustainable Green Fuel Enterprise. Così come nel Messico, anche la Cambogia deve fare i conti con la deforestazione, con le sue foreste che stanno diminuendo a un ritmo dello 0,8% annuo. Purtroppo questo problema è in buona parte causato dai cambogiani stessi che utilizzano la legna per cucinare e riscaldarsi (in assenza di altre risorse), con gravi conseguenze dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico e della sicurezza.

Ormai tutte le innovazioni e i progetti in ambito energetico non possono prescindere dall’attribuire a noi tutti e alla nostra esperienza un ruolo centrale

Il rimedio sviluppato da Sustainable Green Fuel Enterprise prevede che i gusci di cocco e altri resti vegetali siano trasformati in vere e proprie carbonelle da impiegare per la cucina nelle case e nei ristoranti. Un chilogrammo di carbonelle sostenibili può evitare il consumo di 6,6 chilogrammi di legno proveniente da foreste, a un costo competitivo per la popolazione locale e con l’emissione di una quantità inferiore di fumo e sostanze nocive per la salute. Tanto che l’azienda, che prima dell’invenzione delle carbonelle era a rischio chiusura, ha rapidamente incrementato produzione e vendite, riuscendo a rendere sostenibile il proprio modello di business. Infine, tornando nella Vecchia Europa, esistono tantissime iniziative legate al rapporto tra energia, comunità locali e utenti. Quella probabilmente più ricca di ragioni storiche e culturali è il progetto Restor (Renewable Energy Sources Transforming Our Regions) finalizzato ad aumentare la produzione di energia rinnovabile in micro e piccoli impianti idroelettrici, attraverso l’identificazione e la riattivazione dei mulini storici e delle centraline idroelettriche attualmente non in funzione, presenti in migliaia di esemplari lungo i fiumi e i torrenti di tutta Europa. L’obiettivo è fornire energia pulita alle comunità locali e alla rete elettrica europea, nonché sensibilizzare la popolazione sulla sostenibilità ambientale e sul ruolo vantaggioso del piccolo idroelettrico nel nostro mix energetico.

Gli utenti stanno diventando gli autentici protagonisti della rivoluzione energetica del ventunesimo secolo