Nuove fondamenta per la politica energetica dell’UE

Close-up of the European Union flag

Come si afferma nel rapporto UE Strategy for Competitive, Sustainable and Secure Energy for 2020, l’energia è la linfa vitale della nostra società. Il benessere della popolazione, dell’industria e dell’economia dipende dalla disponibilità di energia sicura, sostenibile e alla portata di tutti. Perciò elaborare una giusta politica energetica è di importanza cruciale per l’UE, che si è posta tre obiettivi principali: sicurezza dell’approvvigiona mento, competitività e sostenibilità. Per raggiungere questi obiettivi, l’efficienza energetica riveste un ruolo fondamentale. In breve essa significa fare di più con meno, grazie a un migliore utilizzo delle risorse energetiche: una strategia che porta indiscutibilmente dei benefici. In primo luogo, l’efficienza aiuta a garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, riducendo le importazioni che nell’Unione rappresentano ben il 50% del consumo attuale – un dato che potrebbe raggiungere il 70% nel 2030. In secondo luogo, energia efficiente significa meno CO2 e meno emissioni nocive, un impatto ridotto sugli ecosistemi e una migliore qualità della vita per la popolazione. Infine, ma non meno importante, le misure per l’efficienza energetica tagliano i costi, accrescendo di conseguenza la competitività dell’industria europea, riducendo la spesa familiare e il tasso di precarietà energetica. Allo stesso tempo, l’efficienza apre la strada a nuove possibilità di lavoro e business, per esempio nella ristrutturazione e nel rinnovamento degli edifici, compensando il calo di attività del settore delle costruzioni, fortemente colpito dalla crisi economica.

Secondo i dati della Commissione Europea, si stima che l’efficienza energetica potrebbe creare o preservare fino a 2 milioni di posti di lavoro. Inoltre i progressi tecnologici che potrebbero raggiungere le aziende energetiche europee nel settore costituirebbero un vantaggio sulle imprese concorrenti all’estero. Questi aspetti positivi sono diventati sempre più preziosi nell’attuale scenario energetico caratterizzato da un alto livello di dipendenza esterna dell’UE, un aumento della domanda energetica mondiale, dalla previsione pessimistica sulla disponibilità a medio termine di petrolio e gas e dalla minaccia del cambiamento climatico. Pertanto, è facile comprendere la ragione per cui il miglioramento dell’efficienza energetica sia uno degli assi prioritari di una politica energetica europea oculata che ha trovato ampio sostegno nel Parlamento Europeo. Infatti, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, dobbiamo iniziare a considerare l’efficienza energetica come un vero e proprio combustibile, accanto a petrolio, gas, carbone o energie rinnovabili, sebbene non si possa né vedere, né trasportare come accade per le altre commodity energetiche. Le prime misure dell’UE nel campo dell’efficienza energetica sono state adottate negli anni Settanta, quando la crisi petrolifera die de origine a una politica energetica mirata ad aumentare l’allora basso livello di autoapprovvigionamento energetico. Da quel momento, abbiamo fatto importanti passi avanti e approvato molteplici direttive e regolamenti per la promozione dell’efficienza energetica. In questa sede non verranno esaminate tutte le misure approvate dall’UE, ma vale la pena sottolineare che l’ultimo decennio è stato determinante nel rendere l’efficienza energetica una delle maggiori priorità della politica energetica europea. Perciò, dal 2000, abbiamo regolamentato settori quali il rendimento energetico degli edifici, l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici, la progettazione ecocompatibile dei prodotti connessi all’energia, l’etichettatura dei prodotti legati all’energia e la cogenerazione. Inoltre, il Trattato di Lisbona ha introdotto un articolo che riconosce espressamente la promozione dell’efficienza e del risparmio energetico quale obiettivo della politica energetica dell’Unione, e il Consiglio Europeo ha stabilito un obiettivo specifico, sebbene non vincolante, per il 2020: migliorare l’efficienza energetica del 20% rispetto alle previsioni per quell’anno.

L’efficienza energetica potrebbe creare o preservare fino a 2 milioni di posti di lavoro. E i progressi tecnologici che potrebbero raggiungere le aziende energetiche europee costituirebbero un vantaggio sulle imprese concorrenti all’estero

Tuttavia, l’UE non è sulla buona strada per il raggiungimento completo di quest’obiettivo. Le misure più recenti adottate al riguardo sono state il Piano di efficienza energetica 2011 e la Direttiva sull’efficienza energetica del 2012 che abroga o modifica diverse direttive precedenti e mira a compor re una legge che copra tutti i settori di uso finale dell’energia ad eccezione dei trasporti. Oltre alla legislazione, vari programmi e strumenti europei rendono disponibile un sostegno finanziario per incoraggiare l’applicazione di misure per l’efficienza energetica: il Fondo Europeo per l’Efficienza Energetica – lanciato nel 2011, per un volume globale di 265 milioni di euro –, il secondo Programma Energia Intelligente per l’Europa, che punta a rimuovere le barriere non tecnologiche che ostacolano lo sviluppo del mercato dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, e la facility ELENA, creata per fornire sovvenzioni per l’assistenza tecnica alle autorità locali e regionali per lo sviluppo e il lancio di investimenti nel campo dell’energia sostenibile nei loro territori. Attualmente, le istituzioni europee coinvolte nel processo legislativo stanno discutendo il quadro strategico della nostra politica in materia di energia e clima per il 2030. Argo mento di dibattito è quali obiettivi l’UE voglia fissare. Nel quadro attuale, a parte l’efficienza energetica già menzionata, erano stati approvati altri due obiettivi vincolanti per il 2020: ridurre le emissioni di gas serra del 20% e innalzare al 20% la quota delle energie rinnovabili nel mix energetico totale. Per il nuovo quadro strategico, la questione più controversa è il numero degli obiettivi da fissare, e se debbano essere vin colanti o meno. Spero che imparando dall’esperienza non ripeteremo gli errori del passato. Dal mio punto di vista, sarebbe opportuno fissare un obiettivo di efficienza energetica definito in termini di con sumo energetico diviso per il PIL, e non puramente di risparmio energetico. In questo modo, verrebbe presa in considerazione anche la crescita economica. Questo obiettivo, infatti, non dovrebbe fissare un tetto assoluto in termini di consumo energetico ma piuttosto stimolare la competitività e la crescita sostenibile. In altre parole, abbiamo bisogno di ridurre il tasso di crescita del consumo in terno di energia attraverso un uso razionale ed economicamente sensato che non metta a rischio la crescita sociale ed economica. È vero che stiamo attraversando un periodo di crisi in cui gli investimenti pubblici e privati sono soggetti a grandi limitazioni, ma i benefici offerti da un miglioramento dell’efficienza energetica giustificano uno sforzo eccezionale per raggiungere gli obiettivi concordati per il 2020 e per fissarne uno nuovo e vincolante per il 2030.

di Alejo Vidal-Quadras
Vice-Presidente del Parlamento Europeo